Parker Solar Probe: nel cuore della corona solare

Pubblicato il 2 ottobre 2026 alle ore 12:29

È passata da poco l’eclissi solare che ci ha regalato uno degli spettacoli più affascinanti del cielo. Da circa 150 milioni di chilometri di distanza abbiamo osservato il Sole oscurarsi, ricordandoci ancora una volta quanto la nostra stella domini il piccolo angolo di Sistema solare che abitiamo. Ma mentre noi continuiamo a osservarla dalla rassicurante distanza della Terra, una piccola sonda sta facendo qualcosa di

Elaborazione grafica AD ASTRA, immagine generata con OpenAI

Il 4 settembre Parker Solar Probe ha completato il suo ventinovesimo passaggio ravvicinato al Sole, tornando a poco più di 6 milioni di chilometri dalla sua superficie e raggiungendo una velocità prossima ai 700.000 chilometri orari. Parker non osserva semplicemente il Sole: attraversa direttamente la sua atmosfera più esterna, la corona. Ed è proprio in questi giorni che una parte importante di quel viaggio sta tornando verso di noi. I dati raccolti durante l’ultimo incontro vengono trasmessi a Terra e contengono misure del plasma, delle particelle energetiche, dei campi elettrici e magnetici, insieme alle immagini ottenute da WISPR. Informazioni raccolte direttamente nell’ambiente in cui il vento solare prende forma, fondamentali per comprendere alcuni dei meccanismi che regolano l’attività della nostra stella. Parker è partita nel 2018, quando il Sole si trovava vicino al minimo del proprio ciclo undecennale. Da allora lo ha seguito durante la crescita dell’attività fino al massimo solare, costruendo qualcosa che va oltre la fotografia di un singolo momento: una lunga serie di misurazioni effettuate direttamente nella corona mentre la nostra stella cambia. Ma dietro questi risultati esiste anche una straordinaria impresa tecnologica. Abbiamo mandato un oggetto costruito dall’uomo in un ambiente che, senza troppe forzature, potremmo definire infernale. Lo scudo termico in composito di carbonio, spesso appena 11,4 centimetri, può sopportare sul lato esposto temperature prossime ai 1.400 °C, mantenendo gran parte della strumentazione a temperature compatibili con il suo funzionamento. A questo si aggiungono pannelli solari raffreddati ad acqua e sistemi autonomi capaci di mantenere continuamente il corretto orientamento della sonda. Abbiamo costruito una macchina capace di entrare nella corona di una stella, attraversarla, misurarla e tornare ogni volta a raccontarci ciò che ha incontrato.

Fabio Rocca

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